Giallo post-millennial.

Qualche anno fa, prima di Trump e della Brexit per capirci, il “Millennial Pink” si è rivelato alle masse come una sorta di sostegno ed endorsement alla fluidità di genere e alla liberazione sessuale. L’ingresso massiccio del rosa nelle vetrine – e negli armadi della Generazione Y – è stato come un confortevole e non impegnativo atto rivoluzionario “soft” e unisex. 

Tuttavia, come risultato del turbolento clima socio-politico attuale e del ricambio generazionale che sta vedendo la Generazione Z (i nati dal 1995 in poi) raccogliere il testimone del principale gruppo di nuovi consumatori, una nuova tinta è salita in cattedra: il “Gen-Z Yellow”. Il suo compito è quello di rappresentare i nostri tempi e “raccontare” i loro protagonisti, i Post-Millennial, alle generazioni precedenti.

Le teorie, le spiegazioni e le interpretazioni di questo fenomeno sono molte e spesso discordanti tra loro, ma forse è proprio questa la vera spiegazione: alcuni considerano il giallo come il colore apocalittico per eccellenza, del pericolo, dell’ansia; altri invece ne colgono il calore, il carattere attivo e vibrante, la luminosità, l’ottimismo, l’ambizione.

Proprio come i Post-Millennial, il giallo veicola un range complesso di messaggi. Per dirla come la trend forecaster Louise Stuart, “il giallo è difficile da definire, da immobilizzare: allo stesso modo lo è la Generazione Z”.